Trevi e Bovara (PG)

 

testo alternativo

Al centro della magnifica Umbria, adagiato su un contrafforte dell'Appennino, estrema propaggine del monte Serano, è l’antico abitato di Trevi, posto in una scenografia unica e incomparabile.

«...di Trevi la città
che con iscena d'aerei tetti la ventosa cima
tien sì che a cerchio con l'estrema schiena
degli estremi edifizi il pié s'adima;
pur siede in vista limpida e serena
e quasi incanto il viator l'estima,
brillan templi e palagi al chiaro giorno
e sfavillan finestre intorno intorno».

Così descrive Trevi Giacomo Leopardi, il quale, in un pomeriggio di sole, transitava per la Flaminia.

L'origine della cittadina si perde nella notte dei tempi.
Autori latini la classificano come una città degli Umbri, e il recente ritrovamento di una epigrafe lo conferma; ma nel suo territorio stanziarono civiltà preistoriche, come attestano ritrovamenti del paleolitico.

Acquistò grande rilevanza quando, in Età imperale, fu ripristinato l'antico corso della Flaminia, e si sviluppò in pianura, in località Pietrarossa, una vera civitas con edifici monumentali, di cui rimangono numerosi resti; sul colle continuò a sussistere l'arce fortificata, con robuste mura del sec. I a. C., tuttora visibili.

In antico, Trevi aveva giurisdizione su gran parte della valle sottostante, sino ai Monti Martani e su molte ville della zona montana ad Est.
Sede di diocesi sino all'inizio del II millennio, la cittadina fu gastaldato longobardo e successivamente (inizi sec. XIII) libero comune.
Alleatasi con Perugia per difendersi da Spoleto, più volte si trovò in contesa, con i comuni vicini, con alterne vicende.
Nel 1389 ottenne di nuovo il libero governo.
Subì il dominio di vari capitani, e segnatamente il funesto vicariato dei Trinci di Foligno sino al 1438.
Tornata al diretto dominio della Chiesa sotto la Legazione di Perugia, seguì le sorti dello Stato Pontificio sino all'Unità d'Italia.

Nel basso Medioevo e nel Rinascimento, Trevi visse il suo periodo più felice, caratterizzato da straordinari commerci (veniva chiamata «il porto secco») e vivacissima attività culturale.

Nel 1469 vi fu eretto uno dei primissimi Monti di Pietà, e nel 1470 vi si impiantò una tipografia, la quarta in Italia, gestita dalla prima società tipografica di cui si abbia memoria.
Nel 1784 da Pio VI, fu reintegrata al titolo di città.

La ridente frazione di Bovara, «lambita dalla verde pianura, giace alle falde dei contrafforti degli Appennini, alle pendici del monte Pettino, tra Campello e Trevi.
Le case, riunite a gruppi, in mezzo ad annosi olivi, querce ed elci, partendo dal piano via via s'inerpicano per il monte, in forma di semicerchio, e, dolcemente, scendono lungo il fianco e a cavaliere del colle, declinante presso la Faustana.
Sono baciate in pieno dal sole e, nei magnifici tramonti autunnali, si rivestono di rosso: i vetri delle finestre scintillano come di fuoco.
Giù nel piano, il Clitunno sembra un nastro d'argento; scorre vicino alla via Flaminia e alla strada ferrata. Di fronte si ammira la Valle spoletana e la ringhiera di Montefalco: meraviglioso paesaggio che gli artisti della scuola umbra fermarono coi loro magici pennelli.
In alto, sul monte sovrastante, in mezzo agli oliveti, spicca caratteristica e gentile la chiesetta con il suo campanile dalla guglia aguzza, piramidale.
Al tempo di Roma, Bovara, "Forum Boarium", era il luogo dove si tenevano mandrie di buoi da purificare nelle acque sacre del fiume Clitunno, per sacrificarli agli dei, come attestano il poeta Virgilio, Silio Italico, ed altri scrittori; oggi è una frazione del comune di Trevi» (G. Bizzozzero).

In questo magnifico angolo dell'Umbria, stando alle cronache, Francesco d'Assisi, per la prima volta, giunse nel 1213.

***

Nell'articolo: Le «orme» di fratello Francesco a Trevi e Bovara (PG), saranno trattati:

° Fratello Francesco predica a Trevi

° Il lebbrosario dei SS. Tommaso e Lazzaro

° Fratello Francesco prega nella chiesa di Bovara

° Frate Leone libera un carcerato

° Chiesa e Convento di S. Francesco d'Assisi in Trevi

° Convento di S. Martino in Trevi

 

Le «orme» di fratello Francesco a Trevi e Bovara (PG)