Il Seicento

 

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Il Seicento può considerarsi come il secolo d'oro delle riforme.
Le diverse famiglie riformate, sia in Italia che altrove, ebbero un forte sviluppo organico e numerico.
Si reggono già con statuti propri, indipendentemente dall’Osservanza; la «Riforma cappuccina», anzi, si sgancia del tutto, formando un governo a sé.

Anche i Conventuali riescono ad unificarsi e stabilizzarsi definitivamente, mentre l’Osservanza viene duramente provata ed indebolita non solo dalla tendenza separatista delle diverse riforme, ma anche da abusi ed irregolarità interne.

Nella seconda metà del secolo, fu introdotta tra i Riformati della Provincia romana la cosiddetta «Riformella» dal b. Bonaventura da Barcellona, che aveva ottenuto dalla S. Sede l'autorizzazione di fondare dei «Ritiri», allo scopo di mantenere e stimolare il primitivo fervore religioso.
L'opera sua, benedetta e fecondata da Dio, dette dei meravigliosi frutti di santità.

 

Autonomia delle riforme

In questo secolo, le diverse riforme (Cappuccini, Scalzi o Alcantarini, Riformati, Recolletti) tendono sempre più ad emanciparsi, costituendosi fuori dell’Osservanza a governo e legislazione autonoma.

I Cappuccini, soggetti fin dalle loro origini al «maestro generale dei Conventuali», formarono un Ordine a sé, canonicamente eretto con la bolla di Paolo V del 1619.
Ebbero un generale del tutto indipendente, furono rimaneggiate e rinnovate nel 1643 le loro antiche costituzioni e fu intensificato il loro apostolato esterno, secondo le esigenze dei tempi, per controbattere le nuove eresie nascenti.

Gli Scalzi spagnoli e i Riformati italiani avevano ottenuto da Gregorio XV (1621) un proprio vicario generale col rispettivo definitorio e procuratore generale.
Urbano VIII (1624) abolì il vicario e il procuratore generale e concesse loro altri privilegi.

I Riformati, però, riebbero il loro procuratore generale dallo stesso Urbano VIII, che eresse a Provincie nel 1639 le loro Custodie d'Italia e di Polonia, mentre gli Scalzi dovettero aspettare sino al 1703, per riavere il loro procuratore generale.

Sia Scalzi che Riformati ebbero statuti propri, redatti nel 1642.

I Recolletti di Francia ottennero un proprio commissario apostolico (1601) e un proprio vicario generale (1637), ma dopo breve tempo furono loro tolti.
Dalla Francia essi si diffusero nel Belgio e nella Germania inferiore.

Anche se è vero che tutte queste secessioni (o separazioni dalla madre Osservanza), possono essere chiamate in colpa, per avere portato pregiudizio nell'unità di vita e di governo dell’Osservanza, tuttavia non è meno vero che l’antico spirito francescano, insofferente per natura della mediocrità monastica, sia pur ragionevole, giustificata ed inevitabile, ritrovò per mezzo loro il suo slancio generoso verso una sempre più austera perfezione: le diverse riforme si trasmisero attraverso i secoli, come una tradizione di fedeltà eroica, il fervore mistico delle origini.

 

Unità conventuale e indebolimento dell’Osservanza

I Conventuali non riformati ebbero maggiore compattezza con le nuove costituzioni approvate nel 1628 da Urbano VIII; i Conventuali riformati, invece, cessarono di esistere, o perché assorbiti da altre congregazioni, o perché soppressi del tutto.
Quelli della Spagna, infatti, si erano già uniti nel secolo scorso (1562) agli Osservanti; gli altri: alcuni passarono ai Cappuccini, alcuni ritornarono ai Conventuali non riformati; il resto fu soppresso dai pontefici, Urbano VIII e Clemente IX.
Il conventualesimo acquistava così più omogeneità.

Ne soffrì molto, invece, l’Osservanza: essa veniva fortemente scossa ed indebolita da abusi e controversie interne.
Oltre la tendenza separatista, sempre più spiccata nelle varie Famiglie riformate, anche gli Osservanti francesi delle quattro Provincie confederate, minacciavano di distaccarsi dalla madre Osservanza ed unirsi ai Conventuali, tutte le volte che qualche zelante generale, come aveva fatto il padre Bernardino da Siena e il padre Giuseppe Ximenes Samaniego, tentava di sopprimere loro quel funestissimo privilegio, a cui erano così ostinatamente attaccati, nonostante fosse in aperto contrasto con la Regola: il privilegio, cioè, di potere possedere in comune, ottenuto dal papa Giulio II.

La disciplina regolare, l’unione e la concordia tra le varie Provincie osservanti venivano pure seriamente compromesse e impedite dal fatto che il generale era sempre spagnolo o proveniente da provincie soggette alla Spagna (come Milano e Napoli). Ciò era causa di animosità e di disunione tra la Spagna e i suoi domini da una parte, e le altre Provincie dall’altra.
Altri detestabili abusi pregiudicavano molto la disciplina dell’Ordine intero: come il ricorso ai secolari, per avere favori, cariche e privilegi, e l’insubordinazione di molti religiosi.

Diversi generali intervennero energicamente, per estirpare tali deplorevoli disordini e soffocare ogni movimento separatista, che avrebbe nuovamente scisso e diviso l’Ordine; ma la loro opera ebbe scarsa efficacia, perché l’instabilità delle leggi, dovuta al continuo rifacimento delle costituzioni (un generale stabiliva, mentre un altro aboliva o riformava), anziché eliminare, accentuava lo sbandamento e la confusione.

Fu nella seconda metà del secolo che il generale Ildefonso Salizanes, con una «Lettera enciclica», introduceva nell’Ordine, per la riforma dei costumi, gli esercizi spirituali annuali: dapprima obbligatori per i soli novizi e neo-professi, poi estesi a tutti i religiosi.
Essi operarono un grande bene nelle anime e diedero un forte impulso al rifiorimento dell’Ordine.

 

La Riformella

Poiché è purtroppo nella natura delle cose umane che il fervore religioso si rallenti, se non è stimolato da uomini santi, ecco, a un cinquantennio di distanza dalla «Riforma», un moto di raccoglimento e di penitenza nel cuore della «Riforma» stessa, suscitato in gran parte da un povero laico, il b. Bonaventura da Barcellona.

Nel 1657 egli aveva ottenuto dai suoi superiori il permesso di ritirarsi nell’eremo di S. Agnese in Catalogna, per vivere nella solitudine una vita molto più penitente e raccolta.
Un giorno, pregando fervorosamente davanti al SS. Sacramento, sentì dirsi dalla Vergine (e poi anche dal Crocifisso) di recarsi a Roma, per la fondazione di una «Casa di Ritiro» tra i Riformati.

Venne, quindi, in Italia.
Mentre visitava i santuari di Loreto e di Assisi, sentì ripetersi lo stesso divino comando: a Loreto è ancora la Madonna che gli parla e lo incoraggia; ad Assisi è il serafico Padre, che si compiace con lui dell’opera intrapresa; a S. Damiano è Gesù Cristo stesso, che nuovamente gli comanda: «Va a Roma, a rallegrare la mia casa».

Animato ed incoraggiato dalle suddette visioni, si diresse verso Roma, fermandosi di passaggio a Fonte Colombo di Rieti.
Quivi ebbe un’altra visione di s. Francesco, che lo rassicurava del felice esito dell’opera; dopo di che stese una supplica ad Alessandro VII, perché gli concedesse la fondazione di un «Ritiro».

Poté vedere realizzato il suo grande sogno, dopo due anni di permanenza a Roma nei conventi di Aracoeli, di S. Isidoro e di Capranica.
Nel 1662 mediante l’appoggio e la mediazione del cardinale protettore, Barberini, che per lui aveva scritto una lettera alla «Santa Congregazione dei Vescovi e Regolari», l’umile frate poté ottenere quanto desiderava.

S’iniziava così un nuovo risveglio serafico.
Si vide rifiorire allora la primitiva Osservanza regolare e rinnovare la vita esemplare ed austera dei primi frati Minori.

Il primo Ritiro, eretto dal b. Bonaventura, fu quello di S. Maria delle Grazie in Ponticelli. Sorsero, poi, altri Ritiri in S. Angelo in Montorio Romano, nel convento di S. Cosimato a Vicovaro e di S. Bonaventura al Palatino.

Col b. Bonaventura da Barcellona, i sacri Ritiri, antichi quanto l’Ordine, sparsi qua e là nelle diverse Provincie francescane, ebbero un nuovo e forte impulso, specie dopo la decisione del Capitolo generale del 1664, in cui si stabiliva che in ciascuna Provincia vi fosse almeno una «Casa di Ritiro».
Alla scuola di questi mistici luoghi di austerità e di raccoglimento si formarono grandi santi che tanto bene fecero all’Ordine e alla Chiesa.