Leggenda di s. Chiara Vergine

 

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La Leggenda di s. Chiara Vergine, giunta a noi anonima, fu redatta per ingiunzione del pontefice Alessandro IV da un frate minore, dopo la canonizzazione della «pianticella di Francesco» (proclamata nella cattedrale di Anagni, tra l'agosto e l'ottobre del 1255, con la bolla: «Clara claris praeclara»).
E' datata comunemente 1256.

Dapprima edita dai bollandisti sulla base di un codice, che si rivelò poi tra i meno autorevoli, fu ripubblicata nel 1910, ad Assisi, da F. Pennacchi: Legenda S. Clarae virginis, che seguì fondamentalmente la lezione del famoso Codice 338 della Biblioteca comunale di Assisi.

Dal 1910, tuttavia, molti altri manoscritti, oltre ai dodici non collazionati dal Pennacchi, sono stati via via segnalati in riviste scientifiche francescane; ciò fa sentire maggiormente la carenza di una edizione critica della Leggenda di s. Chiara vergine: senza la quale ogni possibile discorso su stadi intermedi nella sua redazione e sul suo autore non potrà mai essere definitivo.

In base alle argomentazioni fornite dal Pennacchi, riprese ampiamente da F. Casolini anche nella seconda edizione della sua traduzione della Leggenda (Vita di S. Chiara vergine d'Assisi, S. Maria degli Angeli- Assisi 1962, pp. 6-14 ), si vuole vedere nell'autore della Leggenda, frate Tommaso da Celano, lo stesso biografo di s. Francesco.
Alcuni autorevoli studiosi, sulla base degli stessi argomenti, attribuiscono la biografia al celanese.
E' innegabile, però, che si avverte un certo disagio nell'assegnare la Leggenda semplicemente a Tommaso da Celano.

Il vero problema, stando ai critici, è a monte della Leggenda: nel nucleo originario che sottostà, unico, a tutti questi documenti, in ordine cronologico: la Leggenda versificata di s. Chiara (redatta prima della canonizzazione della santa); la bolla di canonizzazione (1255); e, ultima in ordine di tempo, la Leggenda di s. Chiara vergine nella redazione edita dal Pennacchi, che, ivi, si presenta tradotta.

 

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