BELLA UMBRIA

Bella Umbria

 

Ma cosa c'è di speciale in Umbria?

Spesso ci si chiede perché visitare questa piccola Regione d'Italia.
Cosa c'è, in essa, di veramente particolare?

Per spiegare le ragioni di una visita in Umbria, si suggerisce un viaggio attraverso i "Cinque

sensi".

LA VISTA: il verde dell'Umbria. 

In qualsiasi direzione si guardi, il verde è davvero ovunque, nei boschi, nei prati, sulle colline, nei parchi protetti. 

C'è il verde intenso della primavera, il verde argentato degli ulivi, il verde scuro dei cipressi, il chiarore d'erba dei piani di "Castelluccio di Norcia" o il verde forte delle piantagioni di tabacco dell'"Alta Valle del Tevere".
E ancora: il verde delle acque dei laghi e dei fiumi, "Dove il Tevere non è ancora biondo..." recitava il poeta.
Il verde che entra nelle città, e ne è parte integrante, il verde delle tele del "Perugino" e di

"Raffaello".

L'Umbria è la regione italiana con la maggiore densità di opere d'arte. 

Potremmo dire che - piccola com'è - è tutta un Museo all'aperto, un Museo diffuso, esposto permanentemente, fatto di piazze, di chiese, di conventi, di abbazie, di castelli, di interi centri storici, che hanno mantenuto la gloriosa grandezza, oltre che di un circuito musicale di una quarantina di musei collegati fra loro, e che insieme alle chiese raccolgono i nomi più grandi della pittura italiana medioevale e rinascimentale.

Il rapporto con l'arte continua: basta pensare ai due "Musei di Burri", il più importante pittore italiano della seconda metà del nostro secolo, a "Città di Castello".

 

IL TATTO: i materiali dell'arte e non solo quelli. Se non si possono toccare le tele, si possono

sfiorare i marmi delle facciate delle chiese che pare cambino colore secondo le ore del giorno, il tufo delle tombe etrusche, la pietra dei reperti romani, la ceramica d'arte presente in tante città, il metallo dei prodotti artigiani, il legno degli antichi portoni e dei mobili d'antiquariato; scoprire sotto le mani organismi vivi, sensibili al variare delle stagioni. 

E ancora: i tessuti tradizionali, di lana, di seta, di cotone, i ricami fino ai più recenti cachemire di cui l'Umbria è diventata leader per qualità.

 

L'UDITO: può sembrare strano, che la prima cosa da ascoltare in Umbria sia il silenzio; non quello dei molti Conventi e Monasteri, ma quello diffuso in tanta parte della Regione, tra gli scavi archeologici, in mezzo alle campagne, sui campi di neve dell'inverno, lungo le strade di terra, nelle piazzette dei Borghi isolati. 

Il silenzio che "rimbomba nelle orecchie come, da bambini, il mare nelle conchiglie".
Un silenzio al quale non siamo più abituati, che pian piano si dissolve come una musica. 

Il contrappunto del silenzio sono gli eventi.

L'Umbria è anche terra di grande musica: il "Festival di Spoleto", "Umbria jazz", la "Sagra Musicale Umbra", il "Festival delle Nazioni", i "Segni Barocchi", etc., etc. 

Accanto a ciò che fa evento, si moltipllcano le scuole, i cori, la musica di tradizione e di ricerca; arriva l'"Università della Musica", ideata da Mogol. 

 

L'OLFATTO: i profumi della terra e dei suoi prodotti, i profumi dell'aria pulita dal vento, il profumo delle acque anch'esso diverso da stagione a stagione, da luogo a luogo, dal "Trasimeno" alla "Cascata delle Marmore", dalle "Oasi di Colfiorito e di Alviano" alle "Fonti del Clitunno".

D'autunno l'odore forte del tartufo, da quello nero della "Valnerina", al tartufo bianco della parte settentrionale dell'Umbria, per quantità e qualità il più ricco d'Italia. Attorno al suo trono, sagre e

celebrazioni in cui entrano tutti i prodotti della tradizione.

 

IL GUSTO: non c'è una manifestazione che non esploda in una festa di sapori, ghiottonerie antiche e nuove con i prodotti genuini, l'olio e il vino in primo piano, a far da base alla fantasia di chi cucina, donne di casa e cuochi maestri. 

In Umbria, come in poche altre parti, l'equilibrio fra insediamenti e territorio è rimasto perfetto per secoli e da li nascono la qualità della produzione agricola umbra e una tradizione gastronomica legata alla semplicità, ma che sa guardare avanti.

Sono recenti gli ultimi successi sul terreno gastronomico: accanto ai trionfi di "Norcia", lo "Slowfood" a "Orvieto", "Eurochocolate" a "Perugia", di cui il "bacio" è antesignano famoso e messaggero permanente; il "Breakfast" in Umbria, celebrazione del risveglio a primavera, e ancora tanti altri eventi, che ruotano intorno al "gusto" dei cibi umbri.

 

Il viaggiatore in Umbria ha di che scegliere. 

Ma forse è un "sesto senso" a spingere in maniera ancora più forte verso questo lembo di terra fortunata. 

Vagabondo o sognatore, intellettuale o semplice curioso, pensando all'Umbria difficilmente può resistere al fascino del genio, che lascia opere immortali, al mistero della santità dagli esempi inimitabili, alle emozioni di scoperte inattese, allo spessore delle eccellenze in cui in Umbria ci si imbatte. 

 

Un viaggio in Umbria diventa anche un viaggio interiore alla ricerca di se stessi, l'occasione per scuotersi da dosso la polvere delle piccole vicende quotidiane, la risposta al bisogno di alzare gli occhi, al desiderio di pace. 

La spiritualità umbra è docile e coraggiosa: è la spiritualità di chi mostra l'altra guancia, di chi

bacia il lebbroso, di chi accarezza il lupo, di chi va a parlare con il Saladino. 

 

L'Umbria, quindi, è una "Terra" da vivere, da assaporare nelle sue mille qualità, da centellinare nei segreti e nelle scoperte, da conoscere a fondo, da gustare nell'arcobaleno dei suoi colori, cominciando dalla natura, che, ripetiamo, rappresenta la sua grande forza. 

 

L'Umbria è una regione-città, ma divisa in cento particolari che la rendono unica, come uno scrigno che si apra e riveli, a chi voglia intendere, il valore dell'eredità che non si arresta. 

 

Una storia millenaria: come  "Perugia", così le altre acropoli sono esempio di città etrusche e poi romane, che si sono ingrandite dopo il Mille oltre la cinta poderosa delle mura. 

 

Chi la percorre per la prima volta trova motivi di stupefatto nitore e d'una varietà d'inviti rarissima: parla con accenti caleidoscopici la natura, dolce o selvaggia, popolata o deserta, graduata sulle scale del verde, con l'occhio azzurro del lago a fare da specchio del ciclo.

E le città antiche si ramificano l'una sull'altra e lungo il filo della cultura si distanziano.

 

E c'è l'Umbria ascetica, che deve fuggire da classificazioni fin troppo retoriche.

Però i suoi Santi hanno recitato da protagonisti nella sfida dello spirito. 

E "Assisi" incarna, ancor oggi e per sempre, questa voglia di mostrare con gentilezza, di offrire i doni ma non ostentarli, di serbare nel cuore il segno della purezza.

Dall'alto si rivela il fuoco del "Poverello", il miracolo della sua Basilica.
E' un simbolo certo. 

Ma lo sono anche, per titoli, "Spoleto" e "Todi", "Gubbio" e "Orvieto" e le altre che qui non si nominano - ma che "incontreremo" - per non arrivare ad un elenco freddo.

Il "Tevere" che ha separato in epoca remota il territorio, serba tuttora questo senso di alterità: da un lato gli etruschi, dall'altro il respiro di Roma; di qua "Perugia" e di là il "Ternano".
Il fatto che in questo museo all'aria aperta si rischia di perdere il senso del tempo e delle dimensioni.

L'Umbria non è da turismo mordi e fuggi. 

O così facendo si perde quasi tutto di questa terra segnata dagli dei.
Per questo, probabilmente, chi vi arriva e vi sosta, chi sente il canto del "Clitunno", il vento che scuote le querce, i silenzi della "Valnerina", il fruscìo delle tradizioni che mai si appannano, le sfide portate dal Medioevo, non ha più motivo di andarsene.
Si resta affascinati, soggiogati, vinti.
Dolcemente.
E ci si fa casa, si respira quest'aria sottile, si calcola il passare dell'ora con le misure remote del sole e della luna nel loro rincorrersi.


Concludendo: "Cosa c'è di speciale in Umbria? L'Umbria!".

 

 

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FRATELLO FRANCESCO

(Terni - Umbria / ITALY)


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