* UMBRIA... NON SOLO FRANCESCO

Umbria... non solo Francesco

 

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L'Umbria «Ricorda le antiche glorie, che se negli uomini veneranda è la vecchiezza, nelle città è sacra».
Così scriveva Plinio Junior in "Epistola XXIV".

«Umbria mistica e guerriera» non è retorica come «Umbria verde», ma una caratteristica dell'animo umbro.
Il misticismo umbro affonda le sue radici nei centri spirituali di "Vulsinum", di "Iguvium", del "templum Clitorii", del "Mons Lucus", avanti la conquista romana e la diffusione del Cristianesimo, cioè dall'epoca delle Città-stato.
In queste prime organizzazioni c'erano infatti due componenti: l'arce sacra ("okri") e la cittadinanza ("utas") cinta dal "pomerium", come due saranno le componenti dei Comuni medievali: il campanile della Pieve e la torre civica: due emblemi, due ideali per l'uomo completo: corpo e spirito.
Le tavole bronzee di Gubbio sono di argomento liturgico.
La civiltà romana assorbì il sentimento austero e mistico degli Umbri, degli Etruschi, dei Sabini insieme al sistema delle Città-stato con l'"arce" e il "pomerium", la divisione dei cittadini in "centurie" e "decurie", l'organizzazione militare: i "fasci", la "toga virilis et praetexta", lo "scettro con l'aquila", la "clamide", i "calzari", le "corone trionfali", la "domus romana", la "lupa capitolina".

Roma ereditò il culto a "Juppiter", a "Marte", alla "Cupras Mater" ("Cybele"), gli auspici degli àuguri con le "aves augurales", il culto dei morti, l'uso delle urne cinerarie, dei cippi funerari. 

Dagli Umbri Roma apprese a recingere l'Urbe col "pomerium sacrum": come scrive Plutarco, apprese a dirigere l'aratro intorno all'arce sacra del Palatino, perché sacro fosse tutto il muro di recinzione.

Su questo substrato etnico-religioso, si inserì profondamente il Cristianesimo, spiritualizzando e santificando i templi ed i riti: fu la tecnica pastorale dei missionari ed evangelizzatori di allora e di oggi.

Al tempo del "Rescritto di Costantino per Spello" (anno 330), l'Umbria era in gran parte cristiana.

Attorno alle città, come "Spoletium", sorsero numerose zone cimiteriali méta dei "cultores martyrum". 
E' del sec. IV il tempietto cristiano del Clitunno; della fine dello stesso secolo numerose "Laure eremitiche" sorsero nelle valli umbre, da Monteluco alla Valnerina, dai monti Martani alla valle Tiberina e Tupina per un esteso "Movimento eremitico".

La Regione, in seguito, fu tempestata di oltre 300 priorati e Abbazie, per il vasto "Movimento benedettino": divenne un prato fiorito di cripte e chiese romaniche con il motto «ora et labora» dell'umbro Benedetto da Norcia. 

Attorno alle Pievi romaniche, accanto alle celle monastiche, ebbero impulso le prime «communitates» rurali del sec. XII; dalle Abbazie l'esempio di nuove «civitates christianae» organizzate in liberi Comuni. 

Sempre su questo substrato etnico ha germogliato nel sec. XIII il "Movimento francescano".
Francesco era di queste parti; per suo merito sorse un nuovo umanesimo di pace e fratellanza «tra quei che un muro ed una fossa serra».

Il Francescanesimo ha continuato la sua animazione nei secc. XIV e XV, con le contestatrici "Compagnie dei Disciplinati", degli "Spirituali", dei "Bianchi", che facevano vibrare di commozione le gremite piazze di Perugia, di Assisi, di Spoleto, di Terni, di Narni, di Orvieto per reagire alle guerre, ai bandi, alle discordie, alle ingiustizie per una più calda fratellanza. 

Il movimento spirituale è continuato nelle "Confraternite", nei "Monti di pietà", nei "Monti frumentari", e la manifestazione più apparente ne è il ricco folklore umbro. 

E' stato questo profondo sentimento mistico popolare a suscitare la ripresa, dopo tante vicende di contesa del suo territorio da parte dei grandi.

Il misticismo fu il movente e l'ispirazione della dolcezza dell'arte umbra, prodotta dalle numerose scuole di Foligno, di Gubbio, di Fabriano, di Perugia, e fu l'anima dell'arte di Raffaello. 
Senza questo sentimento religioso, gli uomini sarebbero ancora all'età cavernicola. 
Senza questo lievito saremmo ancora all'epoca dei Barbari: e lo saremmo se non fosse passato un Gregorio Magno a convertire i Longobardi; un Benedetto da Norcia a salvare, nei Cenobi, gli incunaboli della civiltà greca e romana; un Francesco d'Assisi ad ispirare la fratellanza e gli ideali spirituali.

Il popolo umbro non ha cercato solo la libertà, la democrazia, il benessere economico, ma anche la serenità mistica, che rende lieta l'esistenza. 
La sua spiritualità di tre millenni forma la struttura portante per una civiltà dell'avvenire, ma ancorata al passato. 
Non vanno dimenticati i motti dei due grandi umbri «Ora et labora - Fax et bonum», perché non sarà la tecnica a far felice l'uomo, ma il lavoro e la preghiera, la pace ed il bene.

E' questo «oscurantismo medievale»?
Eppure esso ha creato quei magnifici insediamenti fortificati, l'organizzazione democratica dei Comuni, le magnifiche Pievi dell'Alto Medioevo, le austere Abbazie, le nobili Cattedrali di Assisi, Spoleto, Orvieto, Perugia, quelle armoniose chiese gotiche francescane in ogni piccolo centro, che destano l'ammirazione dei visitatori.

L'Umbria è una regione anche guerriera. 
Basta a dimostrarlo la sua carta topografica: le città fortificate di Narni, Spoleto, Trevi, Spello, Assisi, Montefalco, Perugia, Castiglion del Lago, Orvieto, Amelia, Todi, Montone, Gubbio, Gualdo, Nocera, etc., e gli innumeri castelli delle colline umbre. 
Basta pensare ai numerosi Capitani di ventura, alle lotte sostenute per il passaggio di eserciti stranieri.
Si potrebbero insomma comporre tre carte geografiche storiche della Regione: una del "Movimento eremitico-benedettino", altra del "Movimento francescano", la terza delle "Fortificazioni".

Oltre a Francesco d'Assisi, in Umbria nacquero Benedetto e sua sorella Scolastica,  frate Jacopo de Benedetti, il poeta della «nichilitade», donne sapienti come la B. Angela da Foligno e Cecilia perugina, la B. Colomba da Rieti, consigliera dei Baglioni; donne forti come Angela da Montegiove, S. Chiara da Montefalco, S. Rita da Cascia e Vanna reatina, mistiche dell'Umbria.

La gente umbra è una sintesi di contrasti tra misticismo e ribellioni. 

Il sec. XV è l'epoca della crudeltà dei "Capitani di ventura" e del fanatismo delle "Compagnie di Bianchi" e di "Spirituali", delle discordie perugine tra Raspanti popolani e nobili Beccherini, mentre si è disposti alla guerra con Chiusi, per la reliquia del santo Anello; epoca di stragi di cittadini e di affollamento commosso attorno a Bernardino da Siena e ad altro Bernardino da Feltre; di discordie sanguinose tra Baglioni ed Oddi e superstiziosa difesa in città della B. Colomba. 

Sono contemporanee le crudeltà dei Fortebracci, del Piccinino, del Gattamelata e i sereni dipinti del Palmerucci, del Nelli, del Boccati, dell'Alunno, del Bonfigli.

L'arte è sempre ritardataria in Umbria. 
Continua ancora l'architettura romanica quando altrove si afferma quella gotica (sec. XIV); continua quella gotica, come nei polittici dell'Alunno fino a tutto il sec. XV, quando altrove si consolida il pieno Rinascimento: la stessa pittura è soffusa di misticismo fino alle opere del Perugino, quando a Firenze da mezzo secolo si è sviluppata l'arte profana rinascimentale.

Una valle prestigiosa dunque quella umbra, di cui Francesco poteva esclamare «Nihil iucundius vidi valle mea spoletana» («Non ho visto nulla di più ammirevole della mia valle spoletana!»).


 


 

 

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FRATELLO FRANCESCO

(Terni - Umbria / ITALY)


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