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Nella selva di Greccio nacque il Presepio plastico

 

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«Tutti i Misteri del Verbo di Dìo fatto Uomo, hanno avuto, attraverso i secoli, il loro svolgimento esteriore, ma, in modo tutto particolare, ciò è avvenuto per quello soave della nascita del divino Infante nella stalla di Betlem.

Naturalmente, alla realizzazione di un sì caro e sublime Mistero, non poteva in alcun modo rimanere estraneo il "tutto serafico in ardore", in modo particolare da quando, pellegrino in Oriente, ebbe la gioia di prostrarsi nella santa grotta di Betlem, che ascoltò i primi vagiti del Figlio di Dio.

Ed il cuore ardente del Santo di Assisi, non si quietò, finché non fu in grado di rievocare, nella selva di Greccio, la festa natalizia del Signore del 1223, valendosi degli elementi costitutivi del Presepio, consacrati dalla lunga tradizione cristiana: il simulacro cioè del santo Bambino, il bue e l'asino; raffigurando però il presepio di Betlem in un modo fino allora del tutto inusitato e riavvicinando, il più possibile, il mistero natalizio all'altro eucaristico ch'è il rinnovamento di quello della croce.

D'altro canto, di fronte alle rappresentazioni teatrali da tempo in uso presso i paesi di oltr'Alpe, destinate a sollazzo del popolo, sia pure coll'intento di rafforzare la loro fede nei divini Misteri, sta di fatto, che San Francesco, colla rievocazione natalizia di Greccio, ebbe il solo scopo di "commuovere la gente a divozione".
Per cui, se è alieno solo il pensare che il Santo abbia voluto reagire contro le dette teatralità (fino allora tollerate dalla Chiesa Romana), tuttavia non è difficile scoprire un certo contrasto nella penna del primo biografo Tomaso da Celano, il quale, avendo dimorato alcuni anni in Germania, potè rendersi direttamente conto, che le teatrali rappresentazioni erano più di danno spirituale che di utilità al popolo cristiano, per cui scrive:

"Si onora ivi [nel Presepio di Greccio] la semplicità, si esalta la povertà, si loda l'umiltà, e Greccio si trasforma in una nuova Betlem".

Senza dubbio, difficile e complessa si presenta la trattazione della pia costumanza cristiana di rappresentare, da secoli, con sempre crescenti manifestazioni di folklore, la nascita del Re divino in una stalla, però da quanto saremo per dire, la conclusione non potrà essere che questa:

il presepio betlemitico rievocato da S. Francesco, fu il primo in Italia in ordine di tempo, e fu anche il primo in tutto il mondo, per il modo con cui venne rappresentato».

Arduino Terzi 1966

(Continua ...)

 

 


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FRATELLO FRANCESCO

(Terni - Umbria / ITALY)


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