ITINERARI

Itinerari

 

Con gli Itinerari che andremo a presentarvi, vorremmo farvi scoprire e/o riscoprire l'Umbria, espressione storica e sensibile di quell'antico motto dei filosofi secondo il quale «il Bene e il Bello convergono» necessariamente; armonia di spirito, di gusto, di civiltà. 

L'Umbria da vivere, da assaporare nelle sue mille qualità, da centellinare nei segreti e nelle scoperte, da conoscere a fondo, da gustare nell'arcobaleno dei suoi colori, cominciando dalla natura, che rappresenta la sua grande forza.

 

L'Umbria è una regione-città, divisa in cento particolari che la rendono unica, come uno scrigno che si apra e riveli, a chi voglia intendere, il valore dell'eredità che non si arresta. 

Una storia millenaria: come Perugia così le altre acropoli sono esempio di città etrusche e poi romane, che si sono ingrandite dopo il Mille oltre la cinta poderosa delle mura.

 

Chi la percorre per la prima volta, trova motivi di stupefatto nitore e d'una varietà d'inviti rarissima: parla con accenti caleidoscopici la natura, dolce o selvaggia, popolata o deserta, graduata sulle scale del verde, con l'occhio azzurro del lago a fare da specchio del cielo.

E le città antiche si ramificano l'una sull'altra, e lungo il filo della cultura si distanziano.

 

E c'è l'Umbria ascetica che deve fuggire da classificazioni fin troppo retoriche.
Però i suoi Santi hanno recitato da protagonisti nella sfida dello spirito. 

 

E Assisi incarna ancor oggi e per sempre questa voglia di mostrare con gentilezza, di offrire i doni ma non ostentarli, di serbare nel cuore il segno della purezza. 

Dall'alto si rivela il fuoco del Poverello, il miracolo della sua Basilica. 

E' un simbolo certo. 

Ma lo sono anche, per titoli, Spoleto e Todi, Gubbio e Orvieto e le altre che qui non si nominano, per non arrivare ad un elenco freddo. 

Il Tevere, che ha separato in epoca remota il territorio, serba tuttora questo senso di alterità: da un lato gli etruschi, dall'altro il respiro di Roma: di qua Perugia e di là il Ternano.

 

Il fatto è che in questo museo all'aria aperta si rischia di perdere il senso del tempo e delle dimensioni.

Non è da turismo mordi e fuggi; o così facendo si perde quasi tutto di questa terra segnata dagli dei. 

Per questo, probabilmente, chi vi arriva e vi sosta, chi sente il canto del Clitunno, il vento che scuote le querce, i silenzi della Valnerina, il fruscìo delle tradizioni che mai si appannano, le sfide portate dal Medioevo, non ha più motivo di andarsene. 

Si resta affascinati, soggiogati, vinti. 

Dolcemente. 

E ci si fa casa, si respira quest'aria sottile, si calcola il passare dell'ora con le misure remote del

sole e della luna nel loro rincorrersi.

 

 

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FRATELLO FRANCESCO

(Terni - Umbria / ITALY)


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